Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Hiroshima
Non chiamatela soltanto memoria.
La memoria, se resta chiusa nei calendari,
finisce per fare meno rumore del vento.
Hiroshima è una ferita.
Non appartiene al Giappone.
Non appartiene alla storia.
Appartiene a ogni essere umano
che abbia guardato un bambino negli occhi.
Quella mattina
il sole sorse come sempre.
Qualcuno aprì una finestra,
qualcuno mise l'acqua sul fuoco,
qualcuno rincorse il tram,
qualcuno salutò senza sapere
che sarebbe stato l'ultimo saluto.
Poi arrivò una luce.
Così intensa
da cancellare perfino le ombre,
lasciandole attaccate ai muri
al posto delle persone.
Da allora
la guerra ha cambiato volto.
Non era più soltanto eserciti,
confini,
bandiere.
Era diventata la possibilità
di togliere un domani
a tutti.
Eppure continuiamo a parlare di armi
come se fossero numeri,
strategie,
equilibri.
Ci abituiamo persino alle parole.
Ordigno.
Deterrenza.
Testata.
Ma dietro ogni parola
ci sono mani che non stringeranno più altre mani,
voci che non finiranno una frase,
case che nessuno ricostruirà.
Forse il vero messaggio di Hiroshima
non è la paura.
È il limite.
Ricordarci che la conoscenza,
quando smette di camminare accanto alla coscienza,
può diventare la più triste delle sconfitte.
Non abbiamo bisogno di una pace celebrata
una volta all'anno.
Abbiamo bisogno di una pace scelta
quando conviene meno,
difesa quando sembra fragile,
custodita quando l'odio promette scorciatoie.
Hiroshima non ci chiede di piangere.
Ci chiede di ricordare
che il futuro dell'uomo
non dipenderà mai
dalla potenza delle sue armi,
ma dalla forza
con cui saprà rinunciare
a usarle.
Se un giorno quel messaggio
sarà finalmente ascoltato,
Hiroshima smetterà di essere
il luogo dove il mondo imparò a distruggersi.
Diventerà il luogo
dove avrà cominciato,
davvero,
a capire come salvarsi.
© Johann Lubeck
Nota a margine
Il 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, il bombardiere statunitense Enola Gay sganciò sulla città giapponese di Hiroshima la bomba atomica all'uranio Little Boy. Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, alle 11:02, un secondo ordigno nucleare, Fat Man, fu sganciato su Nagasaki.
Le due esplosioni provocarono la morte immediata di decine di migliaia di persone; entro la fine del 1945 le vittime superarono le 200.000, alle quali si aggiunsero, negli anni successivi, migliaia di uomini, donne e bambini colpiti dagli effetti delle radiazioni.
Il 15 agosto 1945 il Giappone annunciò la resa, formalmente sottoscritta il 2 settembre 1945, ponendo fine alla Seconda guerra mondiale.
Ancora oggi Hiroshima e Nagasaki rappresentano il più potente monito contro la guerra nucleare e ricordano all'umanità che la pace non è soltanto un ideale, ma una responsabilità condivisa.